Adele Gloria, una futurista eclettica ed eversiva

Nel panorama artistico siciliano d’avanguardia un posto non secondario occupa Adele Gloria (Catania 9 febbraio 1910 – Roma, 8 settembre 1984), artista poliedrica, la cui attività si esplica tardivamente negli anni Trenta tra pittura, letteratura, scultura e moda, forse nella ricerca di quell’immagine di artista totale perseguita da tutte le avanguardie. Rivelandosi un’antesignana per le donne del tempo nel campo culturale ed un modello per il suo comportamento eclettico, anticonformista e libero sia nella vita che nell’arte, Adele Gloria rappresenta una protofemminista a tutto tondo. Figlia di Vincenzo e di Carmela D’Angelo, nata a Catania il 9 febbraio 1910, la sua adesione al futurismo fu tutta istintiva. È, infatti, dopo una lite in famiglia che la Gloria, forse per protesta, invia due poesie a Filippo Tommaso Marinetti senza conoscerne l’indirizzo. Il plico arriva però a destinazione e i testi appaiono sulla rivista ufficiale del movimento: Futurismo. Già nel 1932 viene in contatto con alcuni dei principali esponenti del futurismo siciliano prima a Catania, poi a Messina riconoscendosi come artista nella pittura di Guglielmo Iannelli, il cosiddetto Marinetti dell’isola, e in quella di Giulio D’Anna con cui instaura un’affettuosa e profonda amicizia. Quest’ultimo la mette in contatto con Marinetti con il quale Adele Gloria inizia una collaborazione costante per la rivista Futurismo inviando numerosi contributi tra cui Lazzaronate catanesi nel numero del 9 aprile del 1933. Il 21 maggio dello stesso anno interviene con l’articolo Reumatismi a proposito delle rappresentazioni classiche siracusane nel lungo e vivace dibattito sostenuto dall’amico Guglielmo Iannelli sulla modernizzazione delle rappresentazioni classiche di Siracusa. L’8 giugno 1933, appena ventitreenne, viene presentata insieme con Giulio D’Anna dallo stesso Marinetti al pubblico intellettuale del Club Lyceum di Catania, come poetessa. In quell’occasione Marinetti declama la sua lirica Zingara e continua a declamare suoi versi in pubbliche manifestazioni. È attraverso conferenze ed episodi scenico-declamatori ispirati ai ritmi delle serate futuriste che la Gloria cerca di svecchiare il clima sonnolento e conservatore etneo degli anni Trenta, poco aperto alle innovazioni avanguardistiche per il persistere di radici veristiche e per il legame a schemi tradizionali specie per quel che riguarda l’ambito letterario e scultoreo, almeno sotto il profilo formale, se non tematico. Con la sua determinazione ed audacia finisce col divenire punto di riferimento avanguardista della città venendo più volte citata nelle cronache di “Stile futurista”. Lavorando da autodidatta come pittrice, il suo segno pittorico si rivela nuovo ed eversivo nei quattro dipinti (Spasimo o tormento di seminarista, Carcere, Città addormentata, Emozioni di velocità) che espone alla mostra futurista allestita nel Palazzo Ducale di Mantova nel maggio del 1933 e oggi dispersi. Marinetti comincia ad apprezzarla durante un incontro a Reggio Calabria avvenuto il 2 aprile del 1933 con D’Anna ma ne ammira la vibrante duttilità e sinuosità dei soggetti pittorici esaminandoli durante una visita a casa dell’artista l’8 giugno del 1933. Subito dopo i dipinti presenti a Mantova, vengono esposti alla Galleria Pesaro nella mostra Omaggio futurista a Umberto Boccioni. Qualche mese prima la Gloria era andata a Siracusa con Benedetto D’Anna e Geppo Tedeschi ad incontrare Marinetti per organizzare le celebrazioni del cinquantennio della nascita di Boccioni. Il suo bisogno di libertà si accompagna ad un comportamento controcorrente evidente nei suoi continui spostamenti in aereo, nel suo abbigliamento estroso, nel suo bisogno d’affermazione d’identità visibile anche nelle sue poesie, nelle immagini del treno usate spesso nei suoi versi come metafora connotante un forte desiderio di fuga verso la libertà con accenti protofemministi che esprimono l’insofferenza di una ragazza moderna di fronte ad una mentalità provinciale e repressiva che lega la donna a stereotipi arcaici. Tale bisogno di evasione verso una libertà sognata e vagheggiata si evidenzia anche nel suo dipinto Carcere che è stato interpretato come opera che punta su “un angoscioso turbinante stato d’animo di volo, travolgente e smarrente nel suo vorticoso dinamismo” caricato da un violento cromatismo (rosso e verde) che connota fortemente il suo futurismo. Nell’ottobre- novembre sempre del 1933 Adele Gloria espone nella I Mostra Nazionale d’arte futurista oltre le tele già presentate a Mantova, Ammaliatore, Idillio, Ritmo+Balbo=Velocità, Tennis e nel ’34, ’36, ’38, ’39 è presente nelle V, VI, VIII e IX Mostre del Sindacato siciliano Belle Arti il cui nome compare come ‘Futurista Adele Gloria’. Nella sessione catanese della Mostra Sindacale del ’34 espone tre dipinti All’ombra della croce o Deposizione, Vele che rivela un tratto sinuoso e dinamico sebbene sia stato possibile visionarne una sbiadita immagine pubblicata ne Il popolo di Sicilia ed infine Testa, opere che Raffaele Leone giudica opere intelligenti, di incontestabile significato. Sempre a Catania, aveva esposto nella mostra Cinque pittrici, un suo autoritratto di linea, nell’insieme tradizionale, acquistato dal Comune e ammirato altresì da Leone. In altre mostre sindacali espone: nella VI Paesaggio sardo e Ritratto con l’addio, un gesso patinato; nell’VIII Ragazza convalescente e Sulanita, una scultura in pietra; nella IX Marinella in pietra di Comiso. Nel 1935, prima nella II Quadriennale e, successivamente nel 1939 nella prima mostra femminile d’arte del GUF di Catania, viene accolto Zanzur dall’alto o Arrivo su Zanzur, un dipinto che evidenzia un’estatica visione dall’alto del paesaggio con linee morbide che rilevano un’impronta stilistica a metà  tra sperimentazione di aeropittura e uno stile novecentista in voga a metà degli anni Trenta, per cui Marinetti la colloca, nel Manifesto del ’39, nel filone aereo–spaziale dell’aeropittura, insieme con la moglie Benedetta Kappa. Il dipinto Arrivo a Zanzur, a ben guardare, è avvolto da un’atmosfera magica in cui a predominare è una policromia di toni sfumati che connotano anche Paesaggio sardo, in realtà un paesaggio siciliano in cui nel preciso dettaglio dei campi, verdi, rossi, gialli, marrone, emerge un intenso cromatismo che trasborda in un velato espressionismo Vangoghiano che è la cifra distintiva della Gloria. L’artista si era avvicinata all’aeropittura attraverso le sue entusiasmanti esperienze di volo che le conferivano quel senso di libertà tanto auspicato ma anche attraverso l’esperienza di Giulio D’Anna, uno dei più apprezzati pittori nel campo dell’aeropittura. Comunione di interessi artistici, colori che sembrano zampillare fuori dalle tele esplodendo in un arcobaleno policromatico, profonda sensibilità, estro creativo è il filo sottile che li lega in un profondo rapporto d’amicizia affettuosa. A proposito del quale in una lettera al nipote Armando del 1938 la Gloria scrive: «l’arte è la magia di un sogno senza meta, è la fola del “cammina cammina” per chi ha nel cuore un lumicino d’assurdo legato al filo del sublime». 

La sua arte viene sempre più apprezzata e, nel 1935, è anche presente nella Mostra futurista di Aeropittura ed Arte Sacra di Palermo e nella II Quadriennale di Roma. Poiché, come già precedentemente accennato, molti dei suoi dipinti sono andati dispersi, poco ci è dato di conoscere della sua opera pittorica come ad esempio del dipinto intitolato Fiori molto vicino alla tecnica Kandiskijana che prelude ad un astrattismo presente in altre tele difficilmente databili che, se da un certo punto di vista, richiamano cromatismi aeropittrici della fine degli anni Trenta, dall’altro propendono verso un geometrismo plastico-astratto degli anni Cinquanta.

Un altro dipinto denominato Spirali, si caratterizza per un articolato dinamismo tutto giostrato su un gioco di volute aeropittoriche e sull’intersezione di piani che lasciano trasparire misteriose aperture cosmiche mentre in un altro, recentemente ritrovato, anch’esso futurista, databile forse 1933 (Senza titolo, Idillio?) si riscontra un intersecarsi di pluriformi e variegate forme geometriche. All’esplosione di gioiosa follia futurista subentra nelle sculture, a cui si dedica altresì in questi anni, una patina di tristezza visibile nello sguardo intenso che abita i suoi ritratti scultorei in pietra di Comiso, in gesso patinato e in terracotta. Ne espone alcuni in qualche Mostra Sindacale con tematiche come La madre, Andromaca, Agrippina, La scema, La dodicenne, L’addio. In particolare in quest’ultima e in due piccole teste si evidenzia una sofferenza esistenziale resa attraverso la smorfia delle labbra e la profondità degli sguardi. Scolpisce una Pietà e una Deposizione per due Cappelle funerarie del Cimitero di Linguaglossa. Franca Zoccoli per la sua versatilità e varietà artistica incline alla pittura, alla scultura, alla moda, alla scrittura, alla fotografia la definisce artista “totale”. E, in realtà Adele Gloria, oltre agli ambiti suddetti esplora, con la sua innata curiositas che la caratterizza, anche l’ambito fotografico sotto la spinta del fratello Angelo, noto attore cinematografico grazie al quale ha dei contatti con il mondo del teatro e del cinema per cui produce ingenui auto montaggi, dei collages di ritagli di fotografie da album di adolescente che vennero pubblicati insieme con alcuni suoi versi nel Bollettino del GUF di Catania del 1939 e in alcune riviste italo- americane (Noi, L’artista, Il Caroccio). Da rilevare che a Catania svolge la sua attività di fotografo uno dei fotografi sperimentali del momento, Luigi Pirrone che partecipa al primo concorso fotografico del 1930 e ad altre iniziative futuriste utilizzando il collage fotografico, il fotomontaggio, l’aerofotografia e la foto astratta. A lui appartiene anche una fotografia aero- liquida di Catania (1932) in cui la visione aerea della città appare attraverso il liquido di una bottiglia. Certamente la Gloria ha conoscenza, anche se non direttamente, della genialità in campo fotografico di Luigi Pirrone di cui assorbe la tecnica del collage mentre, tramite Giulio D’Anna conosce anche il fotografo futurista Francesco Mauceli, i cui scatti tuttavia, sono lontani dal suo stile. Il suo estro non poteva non esplicarsi anche nel campo poetico. È del 1934, infatti, il volume di poesia FF.SS.”89 Direttissimo, nelle edizioni Glory Publishing Company di Catania con sede anche a New York, di proprietà del fratello Alberto Maria, autore del libretto Il conte si è ucciso!

In tali versi il treno simbolizza, per l’autrice, oltre il mito della macchina e della velocità, topoi del Futurismo, anche l’ansia del viaggio che, se da un certo punto di vista, esaudisce la sua aspirazione verso la libertà, da un altro, il salto al di fuori delle mura domestiche alla volta di una meta incerta, la smarrisce come si evidenzia nella lirica Lacrime in ombra .La raccolta, comunque, oltre ad evidenziare aspetti più appariscenti della moda del tempo, si connota per un suo personale tocco plastico e pittorico. La sua è, tout court, una ‘parola dipinta’ a detta del critico Giovanni Pozzi, che definì in tal modo una poesia figurata in tutte le sue molteplici accezioni. Adele Gloria si inquadra, con tale raccolta, ben a ragione, come uno dei più originali interpreti dei fermenti della poesia futurista. Un poeta para futurista di Catania, Stefano Curcuruto, le dedicò nella raccolta di liriche Strassi, Giojelli e Affini del 1934, il componimento Alla poetessa- pittrice Adele Gloria e sempre nello stesso anno la rivista «Futurismo» la definisce «geniale pittrice». Nel 1936 esce a Roma Verso la grande Italia e la Gloria va e viene dalla capitale, facendosi portavoce, tramite vari scritti e conferenze, dell’arte e della donna moderna dedicandosi nel contempo anche al disegno di moda in qualità di stilista con vari pseudonimi (Delia, Clelia, Gloria). Nel 1941 si trasferisce definitivamente a Roma dove sposa il giornalista sportivo Rizieri Grande de Il Messaggero che segue nei suoi frequenti spostamenti in aereo. Negli ultimi anni riprende il lavoro di pittrice ritraendo soggetti ora appartenenti all’ambito familiare ora sconfinando verso l’astratto. Per la sua personalità eclettica ed eversiva e per i variegati ambiti di intervento in cui profuse le sue energie quest’unica donna futurista siciliana, ha lasciato una traccia indelebile nei settori in cui operò. Muore a Roma l’8 settembre 1984. 

Mariza Rusignuolo

Bibliografia 

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